Scout Speed: l’autovelox mobile in rapida diffusione

L’impiego dei rilevatori mobili da parte delle Forze dell’Ordine è sempre più frequente, ma la sua efficacia è controversa, soprattutto in modalità dinamica.


TEMUTO DAGLI AUTOMOBILISTI
  - Lo Scout Speed, il cosiddetto “autovelox invisibile” tanto temuto dagli automobilisti inizia ad essere utilizzato sempre più spesso dalle Forze dell’Ordine. Si tratta di un dispositivo di rilevazione della velocità da montare a bordo del veicolo di servizio degli accertatori che può funzionare sia in modalità stazionaria che in modalità dinamica, ovvero a veicolo fermo o in movimento. Ciò che maggiormente preoccupa è che lo strumento non è sottoposto all’obbligo di segnalazione di cui all’art. 142 comma 6 bis del Codice della Strada: un Decreto di attuazione del Ministro dei Trasporti al D.L. 3 agosto 2007 n°117 fa esplicito riferimento ai “dispositivi di rilevamento della velocità installati a bordo dei veicoli”, escludendoli dall’applicazione della disciplina del Codice della Strada che ne impone la presegnalazione. Tuttavia, la Corte di Cassazione si è più volte espressa in favore della presegnalazione degli autovelox, sia fissi che mobili, per cui è prevedibile che i ricorsi siano destinati ad aumentare esponenzialmente. L’apparecchio, progettato dall’Azienda Sintel Italia S.p.A., è stato approvato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti  a marzo del 2012, dopo una lunga serie di verifiche imposte dal Consigli dei Lavori Pubblici. Nel corso degli anni è stato sottoposto a diversi aggiornamenti tecnici, ma ancora oggi la sua efficacia e attendibilità è ampiamente discussa, proprio per via delle condizioni d’utilizzo a cui destinato; in particolar modo, si dibatte sulle reali capacità dello strumento di rilevare con esattezza, in modalità dinamica, la velocità del veicolo sottoposto a controllo.

COME FUNZIONA - Lo Scout Speed viene installato a bordo della pattuglia, è dotato di una telecamera e un radar che invia impulsi radio ai veicoli da sottoporre ad accertamento, che emettono un eco riflesso; gli intervalli temporali degli stessi riflessi permettono allo strumento di calcolare la velocità in base alla distanza percorsa dall’auto. Come detto, l’apparecchio può essere impiegato sia in movimento che a pattuglia ferma; ha un raggio d’azione di tre corsie e può rilevare la velocità dei veicoli in avvicinamento e in allontanamento, fino ad un massimo di 270 km/h. Il decreto dirigenziale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti impone agli organi di Polizia Stradale che utilizzano lo Scout Speed di procedere alla sua taratura almeno una volta all’anno ed effettuare le dovute verifiche periodiche per accertarne l’efficienza.



UNO STRUMENTO SOFISTICATO - Lo Scout Speed, una volta effettuato l’accertamento della violazione, oltre alla velocità rilevata memorizza il numero di targa, il limite massimo di velocità consentito nel tratto di strada, la data e l’orario dell’accertamento e la posizione esatta, grazie alle coordinate Gps. L’apparecchio  è collegato agli archivi del Ministero dell’Interno e permette di risalire a numerose informazioni sulla base del numero di targa: la presenza dell’auto sulla banca dati dei veicoli rubati, l’eventuale mancanza di copertura assicurativa, l’eventuale fermo amministrativo o la violazione dell’obbligo di revisione. Teoricamente, l’impiego dello Scout Speed permetterebbe l’immediata contestazione della violazione da parte degli agenti, anche se non sempre risulta agevole fermare il trasgressore in tempo utile. Nella prassi, infatti, gli organi accertatori procedono alla contestazione differita, proprio come nei casi in cui la violazione sia stata accertata da un autovelox “tradizionale”.

I SUOI LIMITI - Benché lo Scout Speed sia uno strumento innovativo, vi sono delle condizioni in cui anch’esso mostra tutti i suoi limiti, al pari degli autovelox a cui siamo abituati. Tipico esempio è rappresentato da un tratto di strada in condizioni di traffico intenso: in questi casi risulta difficile che il radar riesca ad individuare la targa del veicolo che supera il limite di velocità, poiché potrebbe essere nascosta da altri veicoli; queste difficoltà si amplificano soprattutto in presenza di veicoli commerciali, camion, bus, suv, o comunque automezzi di grosse dimensioni. Ancorché il manuale d’uso ne sconsigli l’utilizzo, le violazioni accertate in queste situazioni non sono automaticamente considerate nulle o annullabili. In caso di veicoli appaiati, l’agente accertatore dovrà assumersi la responsabilità di identificare personalmente quale veicolo ha superato il limite di velocità. Un altro caso in cui lo Scout Speed risulta inefficiente si può verificare quando sta rilevando la velocità dei veicoli in avvicinamento: i motocicli non dispongono di targa nella parte anteriore; problema analogo si presenta con i veicoli dotati di targa prova sulla parte posteriore e nessun elemento identificativo all’anteriore. L’accertatore dovrebbe, anche in questo caso, assumersi la responsabilità di leggerne il numero (voltandosi rapidamente) e annotarlo sul verbale. La Cassazione si è espressa in più occasioni in modo favorevole a questa ipotesi, ma nella prassi è raro che un agente proceda all’annotazione di un numero di targa basandosi esclusivamente sulla propria vista, quanto meno nei casi di violazioni al Codice della Strada per eccesso di velocità, in cui risulta più difficile leggere il numero della targa. Un ulteriore problema nell’impiego dell’apparecchio risiede nella sua taratura: se l’accertatore imposta il limite massimo di 130 km/h su una autostrada, lo strumento rileverà soltanto i veicoli che superano detta velocità; tuttavia, il Codice della Strada prescrive un limite massimo inferiore per i mezzi pesanti, per cui se un camion procede a 130 km/h su una strada in cui non dovrebbe superare i 100 km/h, non sarebbe colto in fallo.